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ULTRA TRIAL: IMPRESA PER STEFANO FRATTINI
Raggiunta Chamonix in una corsa leggendaria

Dopo Frattoman (Andrea Frattini, primo Iron-man fanese), un altro Frattini (Stefano) arriva all’impresa. In condizioni atmosferiche ed ambientali estreme il podista fanese della “Fano Corre” è riuscito a raggiungere il traguardo di Chamonix in una delle più dure Ultra-trail al mondo. La “Mont Blanc” – detta anche “la corsa di tutti i superlativi” -- percorre solitamente un anello attorno al massiccio alpino di 168 km con 9600 metri di dislivello attivo. E’ una corsa che ogni corridore di Trail sogna di poter finire. La X edizione di quest’anno, in previsione di avverse condizioni atmosferiche ed in considerazione di precedenti tre morti tra i concorrenti, ha ridimensionato il percorso interamente in territorio francese; comunque 103 km e 6000m di dislivello. La partenza da Chamonix è stata data ai 2300 concorrenti (ammessi sulla base di precedenti punteggi e provenienti da 60 nazioni)) alle ore 19 di venerdì 31 agosto. Dopo l’esperienza del 2011 in cui con l’amico Giancarlo Tonucci si era visto costretto alla resa da pioggia, neve e fango, in questa edizione Stefano Frattini si è presentato con una preparazione attenta e scrupolosa, con più esperienza e maggior convinzione. Gli organizzatori prevedevano anche quest’anno condizioni invernali oltre i 2000m e consigliavano l’uso di quattro strati di indumenti invernali, oltre allo zainetto con ricambi e scorte alimentari. Frattini si è ben gestito fin dall’inizio, passando di notte al primo cancello (controllo) in 1855^ posizione, ma guadagnando poi ad ogni successivo cancello circa 100 posizioni. Sui passi ad oltre 2000m di quota trovava neve, temporali e temperatura a – 10° con rischio di congelamento ai piedi. Nei sentieri in discesa il rischio continuo erano il fango, la friabilità delle pietre e l’insufficiente illuminazione della sola pila frontale. Pur in lunghi tratti di solitudine, Frattini riusciva a concentrarsi e a dosare razionalmente le sue forze, finendo la gara in progressione ed aumentando la sua velocità. Dopo 19 ore 56’ e 9 secondi nel primo pomeriggio di sabato raggiungeva di nuovo Chamonix al 926° posto, tra indolenzimenti, dolori, vesciche, ma con immensa gioia. Gioia per la consapevolezza dell’impresa, per essere riuscito là dove altre volte aveva fallito, per aver condiviso fatica e sacrifici con tanti concorrenti e con i volontari addetti al percorso (quasi 2000), per aver ricevuto il caloroso applauso del folto pubblico dell’arrivo. La sua soddisfazione durerà a lungo e lo ripagherà dei tanti sacrifici sciorinati in tutto l’anno. Si sa, l’appetito vien mangiando e allora: “Mont Blanc, il prossimo anno avremo ancora il tuo scalpo!”, parola anche dell’amico Tonucci, frenato da un infortunio al tallone. In tanti si chiedono perché sempre più autolesionisti si dedicano a prove estreme, dove serve sacrificio, sofferenza, auto imposizione, mentre sarebbe più allettante una tranquilla vacanza marina o montana. La risposta ha motivi esistenziali, di ricerca dell’altro sé, dell’oltre-sé, del meglio di sé. Quando questa ricerca avviene per gradi ci si rende conto che il successivo gradino è possibile; quando e se questo è raggiunto la ricerca dà soddisfazione, una soddisfazione intima e intensa. Per la cronaca il vincitore è stato il francese François D’Haene; dietro di lui si sono piazzati lo svedese Jonas Buud e l’americano Michael Foote. Tra le donne invece, la prima classificata è stata la britannica Elizabeth Hawker, davanti all’italiana Francesca Canepa.







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