martedi' 21 maggio 2019
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LETTERA AL COLLE
L'atleta Luca Radi sollecita miglioramenti alla ColleMarathon
Penso che il punto di partenza per un miglioramento sia confrontarsi con le critiche. Se di continuo veniamo sommersi di complimenti non apriremo mai gli occhi per vedere ciò che non va. Il mio giudizio non pretende grossi cambiamenti ma un’attenzione a piccole cose che farebbero la differenza.
 
Dico questo perché sono appassionato di corsa e maratone, voglio bene a questo sport, a questa città e a questa gara e non voglio che il solito perbenismo faccia da padrone, rovinando a lungo andare la manifestazione. Non starò zitto e non farò i complimenti all'organizzazione.
 
Questa è stata la mia esperienza: ho completato la gara in 4 ore e 18 minuti, il che vuol dire che all'inizio del temporale ero al 39esimo km ed ho quindi preso la parte peggiore del maltempo.
Negli ultimi metri di passerella che portano al traguardo le transenne sono state buttate giù dal vento e nessuno si è preso la bega di ritirarle su per dare un arrivo decoroso a quelli che la pioggia e il temporale se lo sono beccati in pieno. Subito dopo aver tagliato il traguardo nessuno che ti mettesse una medaglia al collo, nessuno a darti un telo termico o un semplice sacco per ripararti dal freddo.
I cartelli che indicavano le docce e gli spogliatoi erano praticamente inesistenti e poco chiari. Spogliatoi inadatti ad ospitare tutta quella gente. Spogliatoi dove pioveva dentro. Spogliatoi dove per accedere si passava in un corridoio largo 50 cm che ti obbligava a passare sopra degli assi di legno di 10 cm per non finire in una pozzanghera.
 
Ristoro degno più di una 10km che di una maratona. Inoltre non c’era niente di caldo.
Ripeto: era freddo! Gli atleti erano infreddoliti dal mal tempo e che questo sarebbe accaduto lo si sapeva già da qualche giorno. Organizzarsi a questa eventualità era un obbligo. Ok, la maratona è uno sport di fatica e non è una passeggiata ma quando una persona compie “un’impresa” di questo tipo alla fine merita un pizzico di rispetto e di attenzioni in più. Non dovrebbe prendersi la medaglia per conto suo e non dovrebbe essere abbandonato a se stesso alla ricerca del proprio pacco gara, bagnato ed infreddolito.
 
Infine si è deciso di spostare l'arrivo in un più scenografico centro storico: la Rocca Malatestiana. Peccato che di Rocca Malatestiana in questo arrivo ci sia ben poco. Piuttosto l'arrivo è tra una banca ed un parcheggio, niente a che vedere con l'impatto che si avrebbe arrivando dentro alla Rocca o, come in passato, alla Marina dei Cesari o al Pincio.
 
Forse quello che racconto non riguarda tutti ma “solo” quelli che hanno beccato il maltempo, ovvero chi ha finito la gara dalle 4 ore in poi. Chi corre questo tipo di gare sa cosa vuol dire arrivare allo stremo delle forze ma non voler mollare pur di tagliare il traguardo.
Correre mezz’ora sotto quel nubifragio, con una temperatura abbassatasi all’improvviso, per un fisico ridotto ormai alla frutta può esser pericoloso. Ma il maratoneta è una “bestiaccia”; il maratoneta non molla; il maratoneta sogna il traguardo e quella medaglia. Si merita almeno una persona lì ad aspettarlo, a fargli un sorriso, a fargli i complimenti, a fargli chinare il collo e permettergli di indossare i suoi meritati secondi di gloria.
Sono tutti importanti e tutti meritano di sentirsi grandi quel giorno, dal vincitore a chi arriva ultimo, in quella che è una maratona internazionale, la “Maratona dei Valori” che il prossimo anno diventerà maggiorenne. Non starò qui a farle i soliti complimenti di rito ma anzi è ora che inizi a prendersi le proprie responsabilità, visto che oramai inizia a sentirsi grande e come tale vuole essere trattata.
 
È una gara indimenticabile grazie all'impegno dei volontari e dei vari paesi che si organizzano e vivono questa giornata come una festa. I veri complimenti vanno a loro che animano ed incitano i corridori per 42km e 198 metri a scapito di un’organizzazione quest'anno purtroppo inesistente.
 






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