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DURI A MORIRE
Sandro Candelora sul palpitante finale di stagione dell'Alma


Con il cuore in gola, il fiato sospeso e i nervi a fior di pelle. Nella piena consapevolezza che giunti a questo punto ogni attimo può rivelarsi quello decisivo, dagli esiti fausti o al contrario fatali. Che ci fosse da soffrire fino all’ultimo (e fors’anche oltre la fine della stagione regolare), né più né meno come l’anno scorso, era del resto pacifico sin dalla vigilia e l’esito del campionato altro non ha fatto che confermare appieno le valutazioni espresse a suo tempo.

L’Alma era in sostanza cosciente del proprio destino già in avvio seppur faticando assai a calarsi nella parte di coloro che son sospesi, per un bagno di umiltà e di sano pragmatismo intervenuto invero solo dopo il cambio di manico. Con Brevi in panchina e robusti innesti in sede di mercato invernale, i granata hanno in effetti condotto una parte discendente di stagione alquanto gagliarda (ove si faccia eccezione per il grave passo falso interno maturato contro il Gubbio e l’inspiegabile scena muta di Bolzano), colmando il sensibile ritardo in classifica rispetto alle rivali dirette e portandosi sulle ruote giuste ora che è giunto il momento di lanciare lo sprint finale. A tre partite dal termine gli scenari futuri appaiono i più disparati e sarà appunto l’episodio favorevole o contrario a spostare il vento della sorte in un senso o nell’altro.

La salvezza diretta sarebbe la strada meno sofferta per trarsi d’impaccio e resta perfettamente fattibile, se non altro perché Teramo e Gubbio, avanti appena di un soffio, hanno un match in meno da disputare e gli abruzzesi dovranno oltretutto venire al ‘Mancini’ alla penultima di campionato. Sarà in tal senso tassativo non solo vincere lo scontro diretto con i biancorossi ma anche ottenere il massimo possibile dalle trasferte di Trieste e Fermo, contro squadre probabilmente già appagate. Alta è peraltro la probabilità di dover passare per la lotteria dello spareggio e in questo caso sarà imperativo arrivarci nella posizione migliore, vale a dire da penultimi, cosa che garantirebbe (esattamente come avvenne dodici mesi fa nella roulette russa disputata contro il Forlì) ben due risultati utili.

Nella perniciosa eventualità che ciò avvenisse, disquisire sull’avversario è cosa leziosa e fine a se stessa, chè a ben vedere quando il gioco si fa duro uno vale l’altro. In termini generali, beninteso. Giacché nel caso particolare guai a trovarsi tra i piedi il Vicenza, sfacciatamente aiutato dai poteri forti del calcio (o della politica applicata al football?) a salvare la pelle alla faccia della montagna di debiti accumulati in anni di dissennata gestione societaria ma comunque pur sempre capace di allineare elementi di categoria superiore, sospinti da un pubblico in grado anch’esso di fare la differenza.

Il veleno, tanto per cambiare, è nella coda, in definitiva. Vietato sbagliare il benché minimo gesto. Non ci sarebbe più possibilità di appello. E il sogno di conservare la categoria si trasformerebbe nel peggiore degli incubi. Quello della fine di molto. Se non di tutto.

Sandro Candelora







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