giovedi' 18 ottobre 2018
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LA DOPPIETTA DELL'ALMA
A cura di Sandro Candelora
Mission impossible 2? Compiuta nel migliore dei modi. E a conti fatti senza tribolare fino allo spasimo come si dovette fare dodici mesi fa, quando ci si cimentò con la roulette russa dei playout. A tutto vantaggio delle coronarie di chi ama questi colori, stavolta la pratica è stata chiusa in buon anticipo sui tempi, grazie ad un impressionante rush finale che ha permesso ai granata di acchiappare in vista del traguardo quasi tutte le rivali per la salvezza, lasciandone quindi dietro un nutrito  manipolo.

Si può adesso assaporare con legittima soddisfazione un obiettivo che non più tardi di qualche mese fa sembrava pura utopia. Già, perché, inutile negarlo, di scontato non vi era nulla ed anzi gli indizi facevano presagire il peggio. Ad invertire la tendenza di un impatto ancora una volta letale con una categoria che non perdona gli errori sono stati di certo gli investimenti, di nuovo tardivi ma altamente redditizi, di patron Gabellini, che a forza di dover rimediare in corsa, con affanno e sborsando fior di quattrini a Gennaio finirà pur per capire che le squadre si costruiscono a Luglio, mettendo al posto giusto, in campo e fuori, tutti i tasselli che poi si tradurranno in un rendimento profittevole. In ogni caso, il presidentissimo si trova ora in una posizione di forza, quale che sia la scelta che intenderà fare per l’immediato futuro: ha centrato la seconda permanenza consecutiva nel calcio che conta ed ha ora il pieno diritto di chiedere e pure di ottenere sostegno tangibile da parte di chi (istituzioni, imprenditoria e quant’altri) fino a ieri ha fatto l’indiano.

La salvezza è altresì figlia di un allenatore, il tosto e intelligente Brevi,  che ha saputo trarre il meglio dai giocatori messigli a disposizione, riuscendo a trasmettere disciplina, fiducia e sano pragmatismo là dove regnavano insicurezza e improvvisazione. All’insegna del motto ‘credere, obbedire, combattere’, di fatto è riuscito a motivare  una truppa non semplice da gestire e le cui bizze, giustificate o meno che fossero, a suo tempo erano costate il posto a Cuttone. 

Un organico, da elogiare anch’esso in blocco,  numericamente vasto, ricco di prime donne e non privo di qualità eccelse, nel quale vanno subito individuati gli uomini giusti (e ve ne sono diversi: citiamo, solo tra i veterani, il mastino Sosa, il duttile Torelli,  il talentuoso Lazzari, il carismatico Germinale per gettare le basi su cui costruire il futuro all’insegna di quella continuità che paga sempre.

Se tutti hanno ora la licenza di gioire i tifosi, quelli duri e puri, ne hanno se possibile anche di più. Perché hanno girato mezza Italia in nome di una fede che non hanno mai mollato. Al di là dei risultati negativi,alla faccia della classifica impietosa loro c’erano. Sempre e comunque. L’attaccamento della gente è in effetti un patrimonio importante, forse la maggiore ricchezzadi un club che in definitiva possiede pieno titolo per continuare a sedere al tavolo della nobiltà del football. Con umiltà, certo. Ma senza negarsi a priori la voglia di sognare. Anche in grande, perché no?

Sandro Candelora

 






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