martedi' 11 dicembre 2018
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ATTO TERZO, SI GIOCA.
A cura di Sandro Candelora
Finalmente si gioca. Alla buon’ora. E il fatto che, con quasi un mese di ritardo sulla data fissata, il pallone torni a rotolare sul tappeto verde rappresenta una boccata di ossigeno puro tra i miasmi di un’estate che tra esclusioni, fallimenti, colpi di mano, ricorsi assortiti e amenità varie ha ancora una volta mandato in scena il meglio del peggio di un calcio italiano che più malridotto non si può.

Sia come sia, l’Alma è ancora lì, seduta al tavolo del football che conta per la terza volta di seguito. Non è un dettaglio trascurabile. E neppure scontato se solo si pensa a cosa è accaduto in piazze ben maggiori e se si tiene conto in aggiunta degli amletici languori che hanno pervaso patron Gabellini per un paio di mesi buoni dopo la fine dello scorso torneo. Sciolta alfine la riserva, il nostro ha quindi calato due carte importanti, sulle quali verte gran parte della buona riuscita del campionato che va ad iniziare. Da un lato ha stretto un’alleanza strategica con un club di rango quale è il Pescara, foriera di una dozzina di arrivi a rimpolpare la rosa granata. Dall’altro, pare aver individuato nella persona del direttore generale Bernardini quel braccio operativo affidabile, dinamico e propositivo in grado di tessere rapporti proficui con le istituzioni locali e l’imprenditoria diffusa. Meglio tardi che mai, verrebbe da dire, per uno che ha sempre palesato l’incapacità di effettuare le scelte giuste nei ruoli-chiave dell’assetto societario. L’altra metà dell’opera, quella che in definitiva conta davvero, spetta ora alla squadra, affidata ad un tecnico emergente come Epifani, capace nella sua ancor breve carriera di conferire un’identità precisa al materiale umano messogli a disposizione, all’insegna di un approccio sempre costruttivo. Nel caso specifico, il biondo tecnico abruzzese ha in mano un organico multietnico come non mai che di sicuro desta interesse e che può compiere buone cose, anche se non sappiamo ancora in quale misura. Di certo, molto dipenderà dalla tenuta fisica della vecchia guardia (in primis, Lazzari e Filippini, due pezzi da novanta per la categoria), dalla vena realizzativa auspicabilmente ritrovata da parte di un Fioretti alfine affrancatosi dalla presenza ingombrante di Germinale e dalle garanzie offerte sia dai molti giovani che dai migliori colpi di mercato che rispondono ai nomi di Konatè in retrovia, Acquadro, Lulli e Senasi in mediana, Ferrante in avanti. Essenziale, al solito, sarà raggiungere senza troppi patemi una tranquilla salvezza. Tuttavia, assodata l’irrinunciabilità al minimo sindacale, perché negarsi a priori il piacere di una meritata botta di vita?

Sandro Candelora  






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