martedi' 19 marzo 2019
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SOLUZIONE ESTREMA
Sandro Candelora sulla rivoluzione in casa Alma
Meglio tardi che mai. E che l’ora fosse passata da un pezzo è fuori dal benché minimo dubbio. Chissà se il passo servirà a qualcosa (questo lo dirà solo il campo) ma era doveroso ed inevitabile farlo.
Anzi andava compiuto molto tempo fa. Di margine Epifani ne ha avuto in effetti anche troppo e, ahilui, non ne ha saputo minimamente approfittare, attorcigliandosi in una paurosa crisi di identità che ha finito per trasmettere pure alla squadra.

Non si impiega metà campionato per decidere chi debba essere il titolare di un ruolo delicato come quello del portiere. Non si cambiano di continuo modulo ed interpreti da una partita all’altra e spesso nel corso dello stesso match: nel calcio la continuità paga sempre e gli esperimenti a questi livelli rappresentano un delittuoso autolesionismo. Non si assiste imperterrito all’involuzione tecnico-tattica del gruppo senza scuoterlo alzando la voce e facendosi alfine rispettare dalle tremebonde signorine. Il trainer è stato in definitiva un privilegiato: altri al suo posto sarebbero stati costretti a fare le valigie da parecchio. Ma dove terminano le sue colpe iniziano quelle (di certo più gravi) di chi (vero Bocchetti?) gli ha messo a disposizione un parco-giocatori di risibile consistenza, mandandolo di fatto allo sbaraglio. Speravamo (o, meglio, eravamo convinti) che il rapporto di collaborazione stretto con un club strutturato come il Pescara portasse in dote qualcosa di meglio in termini di qualità, carisma e attributi. Invece constatiamo amaramente che almeno una mezza dozzina di elementi sono del tutto inadatti alla categoria mentre altri, credendosi chissà quali fenomeni, giocano con sussiego ed hanno tradito le attese riposte su di loro.

Ora tocca ad un uomo esperto e tignoso come Brini, il classico sergente di ferro che serve in simili circostanze, spremere dalle rape quel poco che possono dare. Dovrà far sputare al gruppo sudore, lacrime e sangue, appoggiandosi magari a chi nella rosa (pochi, invero) possiede quel tasso minimo di personalità, grinta e coraggio di osare  che può consentire di tirarsi fuori dalla drammatica congiuntura.

A ben guardare ci si può ancora salvare e guai a non farlo, o quantomeno a non provare a farlo. Questo è ciò che conta davvero al momento. Tutto il resto è noia. I processi si faranno dopo, a bocce ferme. E stavolta ce ne sarà davvero per tutti. Nessuno escluso.

 
Sandro Candelora







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