martedi' 21 maggio 2019
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ASCENSORE PER L'INFERNO
Sandro Candelora sulla retrocessione dell'Alma
E adesso per favore non veniteci a raccontare che è stata colpa dell’arbitro cornuto, del destino cinico e baro, delle oscure forze del male o finanche dell’Impero della Galassia.

Nossignori, non prendiamoci in giro accampando falsi alibi. Il fallimento, totale, innegabile, agghiacciante, porta in calce un nome ed un cognome. Anzi, parecchi. Sì, perché l’ignominioso ritorno tra i dilettanti è figlio di molti padri ed ora che il verdetto di una retrocessione largamente annunciata viene consegnato agli archivi è giusto che ciascuno degli imputati riconosca le proprie malefatte.

A cominciare da un presidente che ha ostinatamente perseguito la mediocrità per tre anni consecutivi, riuscendo alfine a centrare il traguardo dell’insuccesso sportivo. Scelte sbagliate a iosa, incapacità di pianificare la benché minima programmazione, assoluta mancanza di rapporti con la piazza, progressivo distacco da una realtà di cui dovrebbe essere il primo a rendere conto, senza delegare ad anonimi portaborse: queste, tra le altre, le accuse di cui deve rispondere Gabellini. Il quale, sdegnosamente chiuso nel suo silente isolamento, incauto nocchiero di un vascello allo sbaraglio, ha puntato la barra del timone diritta verso l’iceberg, colpendolo in pieno e trascinando tutti nella vergogna. Dice (continua indefessamente a dire) che senza di lui il calcio di un certo livello a Fano sarebbe scomparso da tempo. Ammesso e non concesso che sia vero (dopotutto un filibustiere del pallone qualunque lo si trova ad ogni angolo di strada e siamo sicuri che avrebbe fatto meno danni), ci chiediamo il motivo per cui la sua coorte di pretoriani locali e di foravia, che da ultimo (pensa un po’) annovera pure il presidente di Lega Ghirelli, si almanacchi a difenderlo a prescindere, chiudendo gli occhi su nefandezze tangibili e negando ogni diritto all’analisi della critica. Quella poi ve la raccomandiamo, visto che la stampa nostrana quando non assente ingiustificata è da sempre troppo occupata a vergare sterili salamelecchi piuttosto che dire pane al pane.

E come giustificare una tifoseria stolidamente divisa in due? Ora, in tutte le curve d’Italia sono presenti gruppi e gruppuscoli ciascuno con una propria identità, ma perbacco è la prima volta che assistiamo ad uno scontro fratricida (in nome di cosa, di grazia?) tra quanti dovrebbero essere animati dalla stessa fede. Complimenti davvero per l’encomiabile masochismo!

In un simile avvilente contesto (reso più umiliante dalla fatiscenza dello stadio) la squadra, poverina, male assemblata, peggio assortita e grottescamente guidata, non poteva non naufragare e poco conforta la constatazione che si sia retrocessi alla media non trascurabile di un punto a partita e nel girone più competitivo. Ora che il fondo è stato toccato, è francamente complicato il solo tentare di guardare al domani. Sempre che vi sia un futuro per chi ha fatto di tutto per mandare il presente in mille pezzi.

Sandro Candelora







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mauro scrive:
parole sacrosante e giusta analisi come sempre!