martedi' 19 marzo 2019
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QUO VADO? VIRTUS TRA SOGNI E REALTA'
A cura di Sandro Candelora
Volere volare. Avere le ali per poterlo fare ma non disporre di un cielo in cui librarsi liberi e appagati. Una sensazione che eccita e deprime allo stesso tempo. E’ lo stato d’animo che pervade quanti hanno a cuore le sorti della pallavolo fanese e che stanno assistendo alla sua apparentemente inarrestabile resurrezione.

Che in casa Virtus si volessero fare le cose in grande lo si era peraltro capito fin dalla scorsa stagione, allorquando il ritorno in Serie B significò voltare alla buon’ora pagina dopo campionati vissuti per precisa scelta nelle divisioni inferiori. Stabilizzatosi egregiamente nella nuova categoria, valorizzati i giovani di qualità sfornati da un vivaio praticamente inesauribile e potendo contare sulla forza economica di sponsor importanti (al riguardo ci si chiede, ma è domanda vecchia, come mai certi nomi continuino a snobbare sdegnosamente il calcio), la società ha ben presto compreso che la cadetteria altro non doveva essere che un trampolino di lancio per l’approdo tra gli eletti del volley. E l’aver chiuso il 2018 al comando solitario del torneo sta lì a certificare che la volontà e i mezzi per compiere il grande salto non mancano di certo. Così come non fa difetto un seguito di pubblico che altre piazze neppure si sognano e che di fatto rappresenta la punta di un iceberg di un movimento di base vastissimo, tale da costituire un autentico fenomeno sociale prima ancora che sportivo, legando le generazioni l’una all’altra nel nome di una passione comune ed inestinguibile.

Qui però casca inevitabilmente l’asino. Assodato infatti che club e tifosi hanno in testa un sogno meraviglioso, come conciliare tale tensione ideale con una realtà impiantistica a dir poco miserrima? Sì, perché il ‘Salvador Allende’ più che inadeguato è semplicemente ridicolo. Una struttura nata vecchia già al suo sorgere e che ora, obsoleta com’è, minaccia di infrangere brutalmente ogni desiderio di nuova grandezza. E’ giunto il momento che dirigenti, imprenditori ed istituzioni ci pensino e c’è da augurarsi che non si ripeta il fatale errore di vent’anni addietro, concretizzatosi in un improvvido e censurabile esilio (quel che è peggio proprio al di là del Fosso) che segnò di fatto l’inizio della fine. Del resto, di un palasport moderno, capiente e polifunzionale c’è bisogno da tempo non solo per dare una sede idonea alle varie discipline agonistiche di vertice ma anche per poter ospitare eventi musicali di livello assoluto, convegni importanti e raduni di massa a vario titolo. Iniziative che per Fano costituiscono e non da oggi solo una pia illusione.

La cavalcata della Virtus, che ci auguriamo vincente, può e deve mettere fine alla lunga attesa, figlia di negligenza e pochezza di idee. Occorre insomma darsi una mossa. E in fretta. Se non ora, quando?

Sandro Candelora       






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